Tra Scienza e Meditazione

Oltre 600 studi scientifici e una vasta esperienza clinica dimostrano che la meditazione aumenta la resistenza allo stress e contribuisce alla crescita della salute e del benessere fisico, psicologico e comportamentale a molti livelli.

L’interesse della scienza verso le pratiche meditative è documentato innanzitutto dal fatto che le più significative tecniche di rilassamento occidentali vengono elaborate, nei primi decenni del secolo scorso, tenendo presente anche l’esperienza dell’oriente.
In particolare, lo psichiatra tedesco J.H. Schultz, combinando la riflessione sull’ipnosi e quella sul Raja yoga (disciplina meditativa di controllo del corpo e della mente) elabora il più famoso metodo di rilassamento occidentale: il training autogeno.

Ma la prima osservazione scientifica sugli effetti della meditazione sull’organismo umano è di Therese Brosse, cardiologa francese, che, dall’India, nel 1935, descrive così lo stato di uno yogy in meditazione: ”sembrava che il suo cuore si fosse fermato”.

A partire dalla seconda metà del secolo scorso, si inizia a utilizzare strumenti moderni di indagine scientifica, come l’elettrocardiogramma (ECG) e l’elettroencefalogramma (EEG), per decifrare i cambiamenti fisici, che si realizzano durante l’esecuzione di esercizi di meditazione.

Le conclusioni di queste prime indagini scientifiche sono le seguenti:
- a livello cardiorespiratorio, vi è una forte riduzione del ritmo (frequenza) del respiro e di quello cardiaco;
– a livello cerebrale, si registra uno stato di rilassamento diverso dal sonno.

Nella seconda metà degli anni Sessanta,Tomo Hirai, psichiatra giapponese, dà il via a un programma di studio sistematico su, potremmo dire, meditanti professionisti: monaci zen.

Hirai, usando l’EEG e l’ECG, documenta i seguenti cambiamenti fisiologici:
- aumento dell’ampiezza e della regolarità delle onde alfa. Queste onde cerebrali compaiono normalmente quando si chiudono gli occhi. Hirai documenta che nei monaci in meditazione queste onde compaiono, a livello delle cortecce frontali, anche a occhi semiaperti.
- diminuzione significativa del consumo di ossigeno, della frequenza respiratoria e di quella cardiaca.

Dati che vengono confermati, nel 1970, da un giovane fisiologo americano, Keit Wallace, che studia gli effetti della meditazione trascendentale, tecnica elaborata per l’occidente, dal maestro indiano Maharishi Mahesh nei primi anni Sessanta. Anche K. Wallace trova una riduzione del consumo di ossigeno e anidride carbonica, della frequenza cardiaca e un tracciato dell’attività elettrica del cervello caratterizzato da un aumento della frequenza e dell’ampiezza delle onde alfa.

Negli anni Ottanta e Novanta, gli studi diventano più sistematici e articolati. Per esempio, si studiano meditanti, a vari livelli di preparazione e con diversi anni di esperienza, mentre ai tradizionali strumenti di registrazione dell’attività elettrica del cuore e del cervello, si associano analisi del sangue per indagare i livelli dei più importanti ormoni e neurotrasmettitori.

Riassumendo questi lavori, si può dire che abbiamo:
- regolazione della produzione di cortisolo, fondamentale ormone dello stress;
- aumento notturno della melatonina, fondamentale ormone del sonno con funzioni chiave nella sincronizzazione dei ritmi biologici dell’organismo;
- riduzione della noradrenalina, neurotrasmettitore prodotto sia dalle surrenali che dal cervello sotto stress;
- aumento della serotonina, neurotrasmettitore di grande rilievo per l’umore (antidepressivo) ma anche per la regolazione della fame e della sazietà e non solo;
- aumento del Dhea (deidroepiandrosterone), ormone prodotto sia dalle surrenali sia dal cervello, con ruoli molteplici sull’umore e sul sistema immunitario. Interessante è notare che l’aumento di questo ormone, negli studi realizzati, si è verificato soprattutto in chi ne aveva bisogno: donne e uomini sopra i 40 anni;
- aumento del testosterone, ormone maschile per eccellenza, ma che può svolgere un ruolo importante anche nelle donne perché, soprattutto in menopausa, costituisce una riserva per la produzione di ormoni femminili (estrogeni), tramite un meccanismo di conversione enzimatica dall’ormone maschile a quello femminile che si chiama aromatizzazione.

Compaiono nuove onde:
Dal 1999 in avanti, si sono moltiplicati gli studi che abbinano misurazioni con l’elettroencefalogramma e immagini ottenute con apparecchiature di risonanza magnetica funzionale (fMRI in sigla) che consentono la visualizzazione delle aree cerebrali coinvolte durante i diversi esercizi meditativi.

Questi lavori confermano alcuni dati noti, come l’aumento della frequenza, dell’ampiezza e della sincronizzazione delle onde alfa e, al tempo stesso, aggiungono due novità:
- la comparsa di scariche di onde teta soprattutto in fase di meditazione profonda;
- la comparsa di onde gamma durante esercizi di visualizzazione e non solo.

Sui ritmi theta, uno studio giapponese recente (2001) descrive una situazione davvero interessante:
la comparsa di questi ritmi parte dalla linea mediale frontale del cervello dei meditanti ed è un segno inequivocabile dello stato meditativo profondo, di una liberazione dall’ansia (documentata anche da una minore attivazione cardiaca simpatica) che ricorda lo stato di “beatitudine” descritto dai meditanti.

Con la meditazione si semplifica la complessità:
Un recente studio, realizzato da psicofisiologi dell’Accademia delle scienze mediche della Russia ci aiuta a capire come si inserisce la meditazione nel fluire complesso delle armoniche cerebrali.
Tramite una raffinata procedura elettroencefalografica, sono state studiate le modificazioni cerebrali di venti meditanti esperti sia durante gli esercizi sia a riposo. Durante gli esercizi meditativi, era osservabile una riduzione della complessità dell’attività cerebrale delle aree frontomediali e centrale che si combina con l’Incremento delle onde theta e alfa.
“Da questi dati – scrivono L.1. Aftanas e SA. Golocheikine – si può supporre che, durante gli esercizi di meditazione, vengano spenti i circuiti nervosi irrilevanti per il controllo dell’interno e inibite le informazioni non pertinenti”.

In sostanza, il nostro cervello riduce il sovraccarico, elimina i “file” inutili, riorganizza i circuiti che contano.

La sincronizzazione degli emisferi cerebrali:
Studi con brain olotester, un elettroencefalografo computerizzato, capace di scomporre le onde cerebrali in 64 bande e di visualizzarle a colori sullo schermo di un computer, consentono la misurazione automatica del grado di sincronizzazione tra i due emisferi.
Queste esperienze scientifiche sono state recentemente sintetizzate da N. F. Montecucco, che, nel suo libro Cyber, riporta l’osservazione su oltre un migliaio di persone che sembrerebbe dimostrare una relazione diretta tra coerenza cerebrale e salute e cioè: più la persona sta bene, maggiore è il grado di coerenza e armonia delle onde cerebrali.

Gli stati armonici ad alta coerenza vengono normalmente realizzzati durante la meditazione: sullo schermo del brain olotester, suggestivamente, può apparire un’unica onda armonica a forma sinusoidale.

Share/Save